TCX, come molte marche forse più blasonate, è un’azienda italiana che produce abbigliamento protettivo per motociclette e TCX in particolare è specializzata nella realizzazione di stivali.
Al vertice della sua linea di stivali per il mondo delle corse su pista c’è il modello Competizione RS: stivale indossato da molti piloti nei campionati MotoGp o SBK come ad esempio Troy Bayliss e Michel Fabrizio.
Gli stivali vengono venduti all’interno di un immenso scatolone che riporta il marchio del produttore e un’immagine che ricorda la vocazione alla quale questi stivali sono votati…
Il contenuto è sistemato in modo ben curato e troviamo i due stivali, un piccolo manuale d’uso e una chiave a brugola con la quale poter svitare slider o altre parti dello stivali (così da sostituirle nel caso si rovinassero con l’uso).


Tralasciando l’aspetto estetico, a mio avviso molto ben riuscito, maneggiamo lo stivale e scopriamo le sue particolarità:
- Tomaia e fodera in microfibra traforata, così da far respirare il piede.
- Inserti in pelle.
- Protezioni della tibia in poliuretano con piccole prese d’aria in rete metallica.
- Sistema denominato T.C.S. che serve a proteggere tutta la zona del tallone e della caviglia permettendo piccoli movimenti ma non la torsione.
- Slider anteriore in acciaio e posteriore in poliuretano intercambiabili.
- Chiusura a zip posta all’interno dello stivale e coperto da velcro
- Sottopiede (antibatterico) rinforzato e ventilato.
- Suola resistente ad oli e petroli realizzata in modo da essere traspirante grazie a piccoli canali per il passaggio dell’aria.


Indossato lo stivale è molto comodo e non stringe: la pianta è larga e la percezione che la caviglia sia ben salda, ancorata e protetta è evidente.
Anche la punta del piede è molto ben riparata.
In conclusione, lo stivale mi è sembrato molto ben realizzato e comodo ed il suo prezzo ottimo rispetto al top di gamma di marche più famose (quali ad esempio Alpinestar o Dainese).
Ora è necessario solo provarlo sul campo non appena la stagione migliorerà..
Stivali conformi alla normativa EN 13634
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Resistenza all’abrasione (EN13595/2)
Livello 1 ≥ 5 secondi
Livello 2 ≥ 12 secondi
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Resistenza al taglio (EN3886.2)
Livello 1 ≥ 2.5 indice
Livello 2 ≥ 5 indice
Ciao Matteo.. In pochi attimi ci hai lasciato.. Buon cammino allora…
Ancora non ci credo!
Ci e Mi mancherai tantissimo: tantissimo con i tuoi urli durante i concerti del Liga, il tuo sorriso e la tua voglia di essere come eri..
Sorvegliaci tutti da lassù.. Sicuramente oggi punterò più spesso il naso al cielo sperando di vederti ancora un attimo..
Ciao e grazie di tutto…
Sulla scia dei servizi come Flickr e programmi come iPhoto ‘09 che permettono di vedere (o posizionare) su una cartina il luogo dove una foto è stata scattata, ho deciso di regalare alla mia nuova Nikon D300 la possibilità di salvare all’interno dei dati EXIF la posizione dove è stato eseguito lo scatto, così poi da non doverlo aggiungere a mano ritornato a casa.
Tale accessorio è previsto da Nikon e si tratta di un GPS esterno che va fissato al connettore a 10 pin a lato dell’obbiettivo e viene alimentato dalla stessa reflex.
Oltre a quello originale Nikon esistono tanti produttori che ne hanno creato una loro, ben più economico: io ho provato il Geomet’r GPS Receiver for DSLR (GNC-35) distribuito in Italia da Elettronica Sillaro.
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Seppur il tempo non sia dei migliori, prendo un’autobus che dal centro di Brisbane mi porta al Lone Pine Koala Sanctuary , uno dei più grossi parchi a causa della massiccia presenza di koala ma anche tanti altri animali, fra i quali i canguri che vengono tenuti in recinti dove è possibile entrare ed accarezzarli.
Il parco dista circa 40 minuti dal centro (in direzione sud ovest) ma vale la pena visitarlo.. soprattutto per canguri che sono animali dolcissimi e morbidissimi e ovviamente per i pacifici koala.
Fatto quello torno all’appartamento, prendo le valigie e mi dirigo all’aeroporto utilizzando l’airtrain: un treno navetta che in meno di 20 minuti porta all’aeroporto partendo dal centro di Brisbane.
Purtroppo questo è il mio ultimo giorno in Australia e l’aereo che prenderò da Brisbane mi riporterà, dopo uno sbarco a Dubai, a Milano.
Dire che mi si spezza il cuore, anche solo ripensando alle ultime ore passate in terra australiana, è poco..
Dopo un’abbondante colazione mi metto in strada e riparto da Byron Bay con destinazione Brisbane.
Per la notte che passerò nella capitale del Queensland sarò alloggiato negli appartamenti Manor, nella centralissima Queen St. Da lì sarà facile dare uno sguardo anche a questa città australiana.
Il centro di Brisbane è adagiato nell’ansa di un fiume e, come per Sydney, troviamo il suo ponte famoso: lo Story Bridge.
Da qui, più o meno all’altezza del Riverside Centre, decido di incamminarmi lungo la passeggiata che costeggia il fiume e arrivare fino ai giardini botanici e, al suo interno, al campus dell’università e al Parlament House, il palazzo del governo del Queensland.
Esco dai giardini e attraverso il Goodwill Bridge, un ponte ciclopedonale che la maggior parte degli studenti affronta per raggiungere l’altra sponda del fiume quando lascia il campus.
Proseguendo ancora lungo il fiume arrivo all’altezza del Victoria Bridge e imbocco Queen Street costeggiando subito il Contrad Treasury Casino.
Mi accorgo così di aver seguito il perimetro della City, il cuore commerciale e storico di Brisbane. Quest’area infatti è un susseguirsi di grattacieli in acciaio e vetro ma anche di piccoli palazzi costruiti in mattoni di color rosso.
Queen Street, essendo nel centro città, è una delle strade dove poter trovare tutti i maggiori negozi, catene e centri dove poter fare shopping e per questo, parte di essa, è riservata solo al traffico pedonale.
Dopo 3 giorni on the road, fra oceani, tramonti, viste e spiagge inimmaginabili eccomi seduto davanti al mio Mac a cercare di raccontarvi e trasmettervi questa parte di viaggio..
Ok quindi, partiamo com ordine….
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Lo ripeto: Fraser Island.. un posto unico al mondo..
Questo è quello che penso a poche ore dal mio ritorno dalla gita di due giorni su Fraser Island, la più ampia isola sabbiosa al mondo che si estende per circa 130 Km nelle acque dell’Oceano Pacifico.
Ecco il racconto dei due giorni..
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Sempre con un volo della JetStar raggiungo Brisbane e qui, noleggiata un’automobile mi dirigo a nord, alla volta di Rainbow Beach.
Uscito dal caotico traffico di Brisbane, tipico delle 5 di pomeriggio in una grande città, mi immetto sull’autostrada e dopo 4 ore di auto (con una piccola sosta per un hamburger in un Truck Stop) arrivo alla meta, precisamente al B&B di Debbie, un’accogliente appartamento senza chiavi o serrature gestito da una simpatica signora di mezza età conosciuta da tutti in paese..
E’sera e giusto il tempo di scaricare le valigie e sono già sotto le coperte: domani mi aspetterà un’interessante avventura… Infatti da qui partirò per una gita di due giorni su Fraser Island…
Seppur il tempo non sia dei migliori e il sole esca solo ogni tanto dai nuvoloni che affollano il cielo decido di andare a fare un’escursione per vedere il reef (la barriera corallina) e la famosissima spiaggia di Whitehaven Beach, una delle 10 spiagge più famose al mondo..
Parto con la ReefRyder II e dopo 30 minuti di salti fra le onde arrivo a Chalkies Beach (su Haslewood Island) dove faccio una prima confidenza con il mare e la sua fauna..
Il sole finalmente esce e anche la prossima tappa, Whitehaven Beach, non poteva essere dipinta in modo migliore.
Whitehaven Beach è una spiaggia lunghissima, fatta di una spiaggia bianchissima ed un mare che sembra finto dal gran che è trasparente..




Rientrato sull’isola, al pomeriggio prendo un bus che in 30 minuti mi fa fare il giro dell’isola e ne approfitto per fare qualche scatto.
La sera vado a mangiare una discreta bistecca in uno dei tanti locali a tema presenti sull’isola, al “The Steack House”.
Da Spencer Street Railway Station prendo un bus che in 20 minuti mi porta in aeroporto.
Da qui mi imbarco su un volo della JetStar che in circa 4 ore mi porta a nord, precisamente ad Hamilton Island, un’isola dell’arcipelago delle Whitsunday.
L’accoglienza e le strutture sull’isola (alberghi, piscine, ristoranti…) e’ stupenda: sembra di guardare le foto di un soggiorno turistico, uno dei tanti che si possono trovare in un’agenzia di viaggi.
Questo è il posto dove moltissimi australiani e orientali vengono per le vacanze. Io, come italiano, sono praticamente una rarità..
Purtroppo mi avvertono che il tempo non sarà dei migliori perché nei giorni precedenti sono passati tempeste ed uragani…